Stato di agitazione delle Agenzie Fiscali

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Siamo punto e a capo.

Dopo il grido di allarme lanciato lo scorso anno dai lavoratori dell’Agenzia delle Entrate con lo sciopero partecipatissimo dell’aprile del 2019, siamo di nuovo all’impasse.

Il governo si era ripromesso, con l’ultima manovra, una stretta agli evasori, con il recupero di oltre tre miliardi, a fronte di una stima dell’Agenzia delle Entrate che riporta una evasione gigantesca di 119 miliardi. Un buco attribuibile a chi si ostina a non investire nella macchina fiscale e nei suoi lavoratori. Una tanto proclamata lotta all’evasione che avrebbe dovuto ovviamente prevedere un rafforzamento strategico dell’Agenzia in tutte le sue espressioni, invece ci ritroviamo peggio di prima.

A dicembre sono scaduti i direttori delle Agenzie e non rinnovati. Polito dirige vicariamente le Entrate ma il due febbraio sarà già in pensione.

La paralisi annunciata è inevitabile, visto il continuo depauperamento del numero dei lavoratori che entro il 2021 supererà quota 4mila, a fronte di funzioni e carichi di lavoro sempre più complessi, loro attribuiti. Senza dimenticare che, raggiunti e superati gli obiettivi richiesti, i lavoratori attendono il salario di produttività di due anni addietro.

Non basta: il tetto al salario accessorio previsto dalle norme impedisce di pagare dignitosamente quei lavoratori, con un taglio annuale milionario.

Da ultimo ma non per ultimo, la carenza di figure dirigenziali e di figure di coordinamento intermedie completa il caos: sono istituite per legge figure professionali che la Consulta potrebbe bocciare il 25 febbraio. E ancora le risorse per remunerare gli incarichi di responsabilità risultano insufficienti. 

Per questi e molti altri motivi, quale quello dei mancati impegni e promesse di soluzioni da riportare nella legge di bilancio e concretizzatosi nel mancato incontro con il viceministro Misiani del 10 dicembre scorso, le scriventi responsabilmente hanno dichiarato lo stato di agitazione e organizzato un piano di visibilità affinché tutti prendano atto che una Agenzia strategica come quella delle Entrate è stata inopinatamente messa nell’impossibilità di operare.

In qualità di Segreterie regionali chiediamo la massima visibilità ai territori sulla battaglia condotta attraverso:

  • sistematiche e quotidiane assemblee o presidi di non più di un’ora fino al 22 gennaio;
  • bandiere e volantinaggi fuori e all’interno degli uffici;
  • comunicati su tutte le scrivanie e informazioni all’utenza; munirsi di megafono e slogan da urlare al di fuori degli edifici; coinvolgimento della stampa.

Il 23, giornata del fisco day, dalle h 10.00 alle 12.30 terremo assemblee trasversali su tutti i posti di lavoro delle Agenzie, anche qui possibilmente nei piazzali antistanti gli uffici, perché i passanti siano consapevoli della lotta dei lavoratori.

Stessa lotta e stato di agitazione coinvolge, nelle stesse modalità che dovranno essere adottate, l’Agenzia di Dogane e Monopoli, il cui personale viaggia su una carenza attuale di più di tremila unita’ e che a fine mese, senza indicazione alcuna e le risorse necessarie, la brexit porterà un notevole aumento dei traffici merci sull’Italia e carichi di lavoro non previsti. Agenzia ancora in fase di difficoltosa riorganizzazione e a cui è stato finanche ventilato il taglio di risorse dal fondo. Agenzia rimasta anch’essa priva di vertici.

La protesta vedrà il suo culmine il 6 febbraio, con un grande presidio a Roma sotto il MEF.

Una lotta che tanto più sarà efficace per tutti noi, quanto più sarà partecipata. Per la dignità dei lavoratori, per responsabilità, per il Paese, resta un dovere di tutti partecipare uniti e numerosi.

CGIL  TOMASELLI
CISL  DE GIORGI
UIL FILIPPONE
CONFSAL DE PALMA 
FLP GIULIANO