Carceri in Puglia. Situazioni di estrema pericolosità

  Questo contenuto è nella categoria:
  Commenti: Commenti disabilitati su Carceri in Puglia. Situazioni di estrema pericolosità

polizia penitenziaria

«Episodi sempre più gravi di autolesionismo o di violenza ricorrono sempre più spesso da parte di agenti della polizia penitenziaria. Sono episodi che allarmano e che fanno riflettere sui luoghi e  sulle condizioni, anche di sovraffollamento, in cui questi operatori lavorano. I livelli di rischio, per chi lavora in ognuno degli 11 istituti penitenziari di Puglia sono altissimi, la situazione di pericolo per gli operatori è generalizzata e quotidiana. Facciamo nostre le sollecitazioni che arrivano dalla Funzione Pubblica Cgil Polizia Penitenziaria Nazionale: bisogna occuparsi della condizioni di salute di chi lavora nelle carceri, delle condizioni in cui lavora e nelle quali vive, attraverso una operazione di sostegno e supporto psicologico dedicata a tutti gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria. Non conosciamo ancora, se così forzatamente possiamo definirle, le ragioni della tragedia di Foggia, ma allo stesso tempo non possiamo chiudere gli occhi su queste tragedie e sui suicidi che si registrano, in costante aumento, tra il personale in servizio. Non è nostra intenzione speculare su queste indescrivibili tragedie ma è ora di agire su tutti i fronti, affrontando ad esempio le precarie condizioni in cui il personale di polizia penitenziaria è costretto a lavorare, a partire dalla grave carenza di organico e dalla mancanza di un supporto psicologico per le lavoratrici e i lavoratori».

È la dura presa di posizione del segretario generale della Fp Cgil Puglia, Domenico Ficco, in merito alla situazione di sovraffollamento nelle carceri di Puglia. I dati parlano chiaro: a fronte di una capienza regolamentare di 2.319 persone, ci sono in Puglia 3815 detenuti.

Queste le cifre istituto per istituto, riferite al mese di settembre: nella casa di reclusione di Altamura, 80 detenuti per 52 posti;
a Bari, 453 detenuti per 299 posti; a Turi, 142 detenuti per 99 posti; a Brindisi, 216 detenuti per 120 posti; a Trani, 356 detenuti per 227 posti; va meglio nella casa di reclusione femminile, dove, le 35 detenute si dividono 42 posti; a Foggia, 640 detenuti per 365 posti; a Lucera, 175 detenuti per 137 posti; a San Severo, 85 detenuti per 62 posti; a Lecce, l’stituto penitenziario più grande di Puglia ci sono 1045 detenuti per 610 posti; a Taranto, infine, 579 detenuti per 306 posti. In queste strutture così affollate, lavorano circa 2.000 agenti, la maggior parte dei quali over 50. La pianta organica, secondo l’organizzazione sindacale, è sottostimata del 30% e rende difficile coordinare le eventuali malattie, ferie, permessi, con la necessaria turnazione, specie serale e notturna. Accade così che pochissimi agenti, di notte, siano impegnati nella vigilanza di un numero enorme di detenuti, il che spiega il frequente numero di aggressioni ai loro danni.

«Tutto ciò si aggiunge – commenta a riguardo Patrizia Tomaselli, segretario FP Puglia– alle generali condizioni lavorative all’interno delle carceri, dove gli agenti sono tutti i giorni a contatto con situazioni di grave disagio e pericolo e si traduce in diffuse patologie legate allo stress, a stati d’ansia e depressione che possono sfociare in suicidi e tentati suicidi. Una situazione che si è progressivamente aggravata negli anni».

Non molto tempo fa, la Fp Cgil Puglia ha incontrato, i lavoratori e le direzioni delle case circondariali di Trani, Bari, Taranto, Lecce e Brindisi. «Lo spaccato che si è aperto ai nostri occhi è di un intero sistema in sofferenza, che arranca», continua Tomaselli. «Le carceri di Puglia si reggono sul sacrificio quotidiano dei poliziotti che vanno sistematicamente ben oltre il loro regolare orario e che, il più delle volte, non possono usufruire delle ferie, che si accumulano negli anni. Il senso del dovere che non può sostenere più di tanto lo stress da lavoro correlato che logora, specie queste professionalità, in cui attenzione e controllo sono peculiarità fondamentali connaturate al mestiere. Da sempre la polizia penitenziaria ha dimostrato una maggiore vocazione sociale, una differenziazione che va salvaguardata e messa in valore, con strumenti opportuni, come, per esempio, interventi di sostegno
personale, di natura psicologica, in modo continuativo all’interno delle carceri per garantire un supporto costante agli agenti e per monitorarne il loro stato di salute psichica ma anche con massicce assunzioni che possano sollevare e supportare l’aggravio di lavoro arrivato a livelli non più sostenibili».

Il commenti a questo post sono chiusi