Cenni storici

Cenni storici sulla CGIL e il sindacalismo italiano
 
La nostra storia inizia da lontano, a metà ‘800, con le società operaie di mutuo soccorso. In seguito, esse si trasformano in associazioni di tipo sindacale, passando dalla concezione mutualistica a forme organizzate di resistenza e di lotta.
Nel 1906 le camere del lavoro, le leghe e le confederazioni decidono di confluire in un’unica organizzazione e fondano la “Confederazione Generale del Lavoro” (CGIL).
Nel primo decennio del ‘900 si realizzano importanti conquiste nell’ambito della legislazione sociale e si affermano significative esperienze di contrattazione territoriale nazionale.
Nel 1927 a causa delle persecuzioni fasciste il Comitato Direttivo della CGIL decide l’auto scioglimento. Tuttavia molti dirigenti sindacali decidono di tenere vivo il nome attraverso l’attività clandestina. Per molti anni, la cappa del regime fascista, impedirà la riorganizzazione del sindacato dei lavoratori.
Nel 1943 la CGIL clandestina dà inizio alla riscossa operaia con gli scioperi di Torino e delle grandi Fabbriche del nord.
Il 9 giugno 1944, in una capitale ancora occupata dall’esercito nazista, viene sottoscritto il “Patto di Roma” fra i tre principali partiti antifascisti. L’accordo sancisce l’unità sindacale e la ricostituzione della “Confederazione Generale Italiana del Lavoro” (CGIL) e viene siglato da Giuseppe di Vittorio per il PCI, da Emilio Canevari per il PSI e da Achille Grandi per la DC. La CGIL estende la sua presenza in tutto il Paese e dà un forte contributo alla vittoria della Repubblica nel referendum che pose fine alla monarchia, colpevole di aver favorito l’ascesa del fascismo, di aver firmato le vergognose leggi razziali del 1938 e di aver lasciato l’Italia allo sbando con la fuga dell’8 settembre del 1943.
Al primo congresso nazionale che si svolge a Firenze nel giugno del 1947 la CGIL registra 5.735.000 iscritti. Viene eletto Segretario Generale Giuseppe di Vittorio. Durante l’evento si avvertono chiaramente i segni delle divisioni del sindacato fra la componente social comunista e quella cattolica. La scissione è alle porte e l’ascesa della Democrazia Cristiana nel 1948 determina la nascita della CISL, contestualmente i centristi laici fondano la UIL.
Gli anni ‘50 sono gli anni della divisione, anzi della contrapposizione frontale fra i principali sindacati che subiscono il collateralismo con i partiti politici di riferimento. In questo periodo emergono differenze sostanziali sulla concezione della rappresentanza e della democrazia sindacale, differenze che permangono tuttora e spiegano perché ancora oggi sia così difficile la strada dell’unità sindacale.
La CGIL ha una visione della rappresentanza di tipo “universalistico”. Essa pensa che l’azione negoziale riguardi tutti gli iscritti e non al sindacato e quindi è valida per tutto l’universo dei lavoratori.
La CISL ritiene, al contrario, che fonte di legittimazione della propria azione siano soltanto i propri “soci”, lavoratori che hanno liberamente deciso di associarsi al loro sindacato. Da qui la contrarietà della CISL all’istituto del referendum e alla definizione legislativa della rappresentanza, come pure è previsto dall’art 39 della Costituzione Italiana.
Nel 1968 la rivolta studentesca, partita dall’Università californiana di Berkeley contro la chiamata alla guerra del Vietnam, si estende alla Francia, alla Germania e all’Italia. La contestazione riguarda il sistema formativo e mette in discussione l’intero modello sociale.
In Italia le lotte studentesche s’intrecciano con quelle operaie e il Primo Maggio 1968, per la prima volta dopo la rottura del 1948, sfilano cortei unitari di CGIL, CISL, UIL per celebrare insieme la festa del lavoro.
Nel maggio del 1970, è varata, sull’onda delle grandi lotte di massa e per iniziativa del Ministro socialista del Lavoro, Giacomo Brodolini, la legge 300 nota come “Statuto dei Lavoratori”. Questa legge riconosce i diritti e le tutele fondamentali dei lavoratori: diritto all’opinione sindacale, diritto all’assemblea nei luoghi di lavoro, diritto di partecipazione e di organizzazione sindacale in fabbrica, diritto al ripristino del rapporto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.
Oramai sembra a portata di mano la ricomposizione della frattura del 1948 e l’unità sindacale organica. Le piattaforme, le lotte, gli accordi si svolgono ovunque in modo unitario, sia a livello nazionale che territoriale. Dai luoghi di lavoro la spinta in senso unitario è fortissima, favorita anche da un notevole ricambio generazionale dei delegati e dei rappresentanti sindacali.
Nel 1972 i tre consigli generali, in sessione unificata, siglano a Roma il Patto Federativo, eleggendo un direttivo paritetico di 90 componenti ed una segreteria di 15 membri. La Federazione CGIL, CISL, UIL garantirà la gestione unitaria delle principali vicende sindacali per tutti gli anni ‘70 e sarà sciolta definitivamente dopo il decreto di San Valentino del Governo Craxi.
Gli anni settanta sono segnati da grandi conquiste civili, grazie soprattutto alle lotte di emancipazione e liberazione femminile. Nel ’70 è approvata la legge 898 sul divorzio, nel ’71 la fondamentale legge 1204 di tutela delle lavoratrici madri e quella sugli asili nido. Nel ’75 è varata la legge 151 di riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell’ambito familiare e nel 1976 la legge 903 di parità in materia di lavoro. Infine nel 1978 è approvata la legge 194 ”Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.
Contestualmente la storia d’Italia è marcata da un periodo buio, contrassegnato dalla “strategia della tensione” e dagli “anni di piombo”. In quegli anni la CGIL ed il sindacato unitario sono impegnati in modo coeso e massiccio a difendere con determinazione la libertà e le istituzioni democratiche dagli attacchi terroristici; infatti, il totale isolamento dal mondo del lavoro dei gruppi eversivi sarà la base principale della loro sconfitta.
Nel 1980 la Fiat dichiara che procederà al licenziamento di 14.000 lavoratori e mette unilateralmente in cassa integrazione 23.000 operai. E’ l’inizio di un drammatico braccio di ferro che sfocia nella sconfitta sia della vertenza sindacale alla Fiat sia della linea egualitaria degli anni precedenti. Tutto ciò ha eroso la rappresentatività del sindacato nelle professionalità più alte.
Dopo la sconfitta si acuiscono i dissensi già presenti all’interno della Federazione Unitaria CGIL-CISL-UIL.
Il 14 febbraio 1984 il Governo Craxi emette il famoso “decreto di San Valentino” che taglia quattro punti di scala mobile. CISL e UIL esprimono il proprio consenso al decreto, la CGIL si oppone duramente. Questa grave divisione fra le organizzazioni sindacali provoca la rottura definitiva della Federazione Unitaria. Seguono anni difficili con la sconfitta del referendum sulla scala mobile, si delinea un quadro segnato da una drastica riduzione della conflittualità e da una perdita di rappresentatività delle tre confederazioni. Trova spazio il sindacalismo autonomo, favorito dalla tendenza alla difesa corporativa degli interessi.
Nel 1989 il crollo del Muro di Berlino assume il valore simbolico della sconfitta del socialismo reale nei paesi del blocco sovietico. Si chiude un’era contrassegnata dalla divisione del mondo in blocchi contrapposti deciso a Yalta. Il nuovo scenario internazionale ha effetti dirompenti nel nostro paese. La Democrazia Cristiana, su cui faceva perno l’intero sistema politico italiano, con la resa del comunismo perde la sua residua funzione storica e si dissolve. L’occasione è data da “Tangentopoli”, l’inchiesta della magistratura che porta allo scoperto un sistema ramificato di corruzione e di finanziamento illecito che coinvolge tutti i partiti di governo. Con la DC, svaniscono il PSI e gli altri partiti storici dell’arco istituzionale. Il PCI, con un grande travaglio interno e scontando una scissione, cambia nome e natura.
Nel 1991 in CGIL scompaiono le componenti storiche. Il dibattito congressuale registra due mozioni contrapposte: quella di maggioranza a sostegno del documento di Bruno Trentin e quella di minoranza, intitolata “Essere sindacato” con a capo Fausto Bertinotti. La costituzione delle componenti con le aree programmatiche collegate al dibattito congressuale impone nuove regole di direzione e di formazione dei gruppi dirigenti.
Il terreno politico mette a nudo anche la gravissima situazione economica del Paese, gravato da un debito pubblico di dimensioni stratosferiche.
Nel luglio del 1992  il governo Amato propone un protocollo alle parti sociali che prevede il definitivo superamento della scala mobile e la sua sostituzione con un recupero contrattato. Bruno Trentin, per impedire una nuova drammatica rottura fra i sindacati, firma l’accordo e poi si dimette, essendo quella firma contraria al mandato negoziale degli organismi dirigenti della CGIL.
Il successivo direttivo della CGIL, in settembre dello stesso anno, respinge le dimissioni di Trentin e decide, grazie all’intervento di Sergio Cofferati responsabile della politica industriale nella segreteria confederale, di negoziare un nuovo sistema di relazioni basato sulla politica dei redditi.
Ma la crisi finanziaria è alle porte. Amato decide una svalutazione della lira del 25%, la conseguente fuoriuscita dallo SME e una parallela manovra finanziaria del valore di quasi cento mila miliardi. I relativi provvedimenti messi in atto quali: l’aumento dell’età pensionabile e dell’anzianità contributiva, il blocco dei pensionamenti, la “ mimimun tax” sui redditi autonomi, la patrimoniale sulle imprese, il prelievo sui conti correnti bancari, i ticket sanitari, l’istituzione dell’ICI, provocano una diffusa protesta sociale che si rivolge in modo prioritario contro i sindacati confederali.
Nonostante tutto, CGIL, CISL, UIL mantengono un forte radicamento sociale, governano le lotte e le riconducono all’accordo triangolare del 23 luglio 1993 con il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e la Confindustria. E’ evidente il ruolo di supplenza del sindacato confederale rispetto alla crisi del sistema dei partiti.
L’accordo, siglato dopo una consultazione di massa, sancisce un nuovo sistema di relazioni industriali basato sulla concertazione fra le parti e la politica dei redditi. Viene, per la prima volta, riconosciuta l’esistenza di un doppio livello di contrattazione, sia pure ciascuno con compiti diversi.
L’accordo ha rivitalizzato anche la struttura di base del sindacato, sostituendo ai consigli di fabbrica, che erano entrati in un lungo periodo di crisi dopo la rottura del patto federativo, le RSU, rappresentanze sindacali unitarie.
Nel corso degli anni si consolidano le RSU, che vengono estese anche al pubblico impiego, dove i sindacati confederali ottengono un significativo successo e la CGIL diventa il sindacato più forte.
Siamo così arrivati agli anni più recenti e la storia della CGIL diventa ormai cronaca.
Il nuovo secolo – e nuovo millennio – si è aperto con eventi inquietanti per il mondo.
L’attacco terroristico dell’ 11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York e la dottrina della “guerra preventiva” degli USA che ha portato all’invasione militare in Afghanistan e Iraq, rischiano di coinvolgere il pianeta in un conflitto di opposte civiltà e religioni.
La globalizzazione dell’economia e il pensiero neo-liberista, ben lungi dal risolvere le contraddizioni fra paesi ricchi e paesi poveri, ne acuiscono le distanze.
Nuovi flussi emigratori di massa premono sui paesi sviluppati, portando con sé problemi irrisolti di integrazione razziale.
In Europa il sistema di welfare costruito nel secolo scorso viene messo in discussione.
Certo, a un secolo di distanza dalla nascita della CGIL,  possiamo misurare il cammino compiuto dalle classi lavoratrici e le conquiste realizzate. Ma, dopo un secolo, è come se la “questione sociale” venisse riproposta in forma rovesciata.
Il lavoro si è profondamente trasformato e, soprattutto per le giovani generazioni, viene proposto in forma precaria e senza diritti.
Corre forte il pensiero che i vincoli sindacali, la legislazione sociale, le normative contrattuali, l’idea stessa di un’organizzazione solidaristica dei rapporti sociali agiscano da freno allo sviluppo.
Il governo di centro-destra guidato da Berlusconi, subito dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2001, ha cercato di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Contro questo disegno, la CGIL di Sergio Cofferati ha impegnato tutta la sua forza, il suo prestigio, la sua determinazione non esitando a combattere anche da sola.
Guglielmo Epifani, che dal settembre 2002 guida la CGIL, ha così coniugato la battaglia per la difesa dei diritti a quella per contrastare il declino economico del nostro Paese. La denuncia della CGIL è diventata senso comune di altre forze politiche e sociali e ha consentito di recuperare l’unità d’azione con CISL e UIL contro le politiche del centro-destra.
Nell’ottobre del 2003 e nel novembre del 2004 si sono effettuati gli scioperi generali unitari contro le leggi finanziarie del Governo Berlusconi.
Contemporaneamente la CGIL ha tenuto alto il proprio impegno per la Pace, convocando – il 15 marzo 2003 – una grande manifestazione a Milano per denunciare i rischi terribili dell’imminente guerra in Iraq, le cui tragiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Il 2006 è l’anno del XV Congresso della CGIL, della vittoria di strettissima misura – alle elezioni politiche di aprile – della coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi, e della grande vittoria del NO, sostenuto con forza dalla CGIL, al referendum del 26 giugno indetto a conferma della riforma della Costituzione attuata dal Governo Berlusconi.

Ma il 2006 è anche l’anno del Centenario della CGIL, ricordato con tantissime iniziative storiche, editoriali, artistiche e politiche fino alla celebrazione ufficiale l’uno ottobre a Milano al Teatro degli Arcimboldi, conclusa da Guglielmo Epifani con le seguenti parole: “Qui, oggi, a Milano, rinnoviamo lo stesso impegno di allora. Ripartiamo con un nuovo inizio, orgogliosi della nostra storia e dei valori, che ne hanno segnato il percorso e ne accompagneranno il futuro, insieme con tanti altri al nostro fianco”.

Nel 2008 la Cgil tiene, a dieci anni dalla precedente, la propria conferenza di organizzazione, ponendo al centro della riflessione e del dibattito, nell’ottica della confederalità, i temi del reinsediamento, sia nel territorio che nei luoghi di lavoro, in considerazione dei mutamenti in atto nella società italiana che richiedono anche al sindacato la capacità di ripensare costantemente sé stesso, per essere adeguatamente in campo e rispondere alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni dei lavoratori e dai cittadini tutti.

Nel maggio del 2010, con lo slogan “per difendere il lavoro e tutelare i diritti”, si tiene a Rimini il XVI congresso della Cgil in cui sono state assunte importanti decisioni rispetto agli anzidetti temi della conferenza di organizzazione, al termine del quale viene riconfermato il segretario generale Guglielmo Epifani. La sua riconferma durerà solo alcuni mesi, poiché il 3 novembre 2010 gli subentrerà Susanna Camusso, primo segretario generale donna nella storia del nostro sindacato. La stessa importante novità ha riguardato, con il IX congresso della funzione pubblica, svoltosi a Sorrento nell’aprile 2010, nel corso del quale viene eletta segretaria generale Rossana Dettori.

Gli ultimi due anni sono stati contrassegnati da una grande mobilitazione della cgil e della funzione pubblica,  per contrastare le politiche del governo in materia di mercato del lavoro, di previdenza e dello stato sociale in generale, con un attacco inedito e scriteriato nei confronti del lavoro pubblico. Attacco rispondente a un disegno ben preciso di smantellamento del welfare e dell’annientamento dei diritti dei lavoratori, basato sulla sistematica denigrazione di coloro che sono preposti ad assicurare lo stato sociale, ovvero i lavoratori pubblici.

Agosto 2012                                              La Redazione di FPCGILPuglia.it